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Sulle orme di Don Gallo – Blog – Genova – Repubblica.it

Salviamo la Costituzione

di STEFANO QUARANTA*

*deputato Sel

Il governo delle larghe intese LettaBerlusconi pensò di inserire fra i suoi punti qualificanti la riforma della Costituzione, come se questa fosse una priorità in una fase di crisi economica e sociale del Paese. Lo sconcerto e la profonda avversione di una parte forte dell’opinione pubblica a questa idea portarono alla formazione di comitati in tutto il territorio nazionale e particolarmente attivi si rivelarono i liguri, cui aderirono in modo spontaneo tante realtà politiche e associative, forze sociali ed anche molti elettori ed eletti di quei partiti (innanzi tutto il Pd) che la riforma l’avevano proposta in Parlamento.

Chi come me si è impegnato direttamente in questa battaglia a livello parlamentare approfitta di questo spazio per tornare su un tema su cui è bene non abbassare la guardia anche oggi che il governo nel frattempo diventato delle “piccole intese” LettaAlfano, ha annunciato per bocca del ministro Franceschini il passo indietro sul punto di metodo che avevamo denunciato: la riforma della Costituzione attraverso una deroga all’articolo 138 Costituzione, quello che garantisce la “rigidità” della nostra Carta.

Abbiamo contestato innanzi tutto il ruolo del governo: perché un esecutivo nato per durare solo il necessario a riportare il Paese al voto dopo pochi provvedimenti e la riforma elettorale prodotto da una maggioranza anomala e da una legge elettorale incostituzionale (sentenza della Consulta) dovrebbe arrogarsi un potere, quello di revisione costituzionale, di valenza squisitamente parlamentare? E per quale ragione adottare una procedura d’urgenza prima ancora di aver detto con chiarezza per fare che cosa se non che si sarebbe modificata quasi tutta la seconda parte della Costituzione?

Con la grave anomalia di derogare alla procedura ex articolo 138, proprio quando si intenderebbe portare avanti un progetto così radicale ed ambizioso di riforma. Siamo consapevoli che il Parlamento ha anche una facoltà di revisione costituzionale (e non costituente) e nel nostro programma, quello condiviso da Sel con il Pd di Italia bene comune vi erano proposte efficaci per operare quella che Rodotà ha definito la manutenzione ordinaria della Carta: revisione del bicameralismo perfetto, nuova regolamentazione dello strumento referendario, riduzione del numero dei parlamentari.

Ma tutto questo può essere fatto anzi si sarebbe dovuto già fare, se non si fosse perso del tempo inutilmente, per via ordinaria. Ora però il pericolo che sembrerebbe scongiurato dello sfregio alla nostra Carta, può ritornare insidioso se il modello di riforma elettorale prescelto fosse quello del “sindaco d’Italia”, che riproporrebbe per altra via e subdolamente il sistema presidenziale, vero obiettivo dei presunti riformatori. Una domanda a questo punto sorge spontanea e vorrei rivolgerla innanzi tutto ai nostri interlocutori naturali del Pd: ritenete la Costituzione italiana un baluardo della democrazia ed uno dei pochi elementi di tenuta di un sistema politico fragile o come qualcuno sostiene, anche esplicitamente, un impiccio ed un freno?

Noi di Sel pensiamo che la Carta più che essere modificata andrebbe applicata fino in fondo, a partire da quel diritto al lavoro che è il più clamorosamente inattuato, tanto da farmi ritenere incostituzionali molte delle leggi che negli ultimi anni hanno creato la precarietà e la povertà di tanti nostri concittadini ed in particolare dei giovani. Don Gallo era solito dire di tenere sul suo comodino accanto al Vangelo la Costituzione, il contributo sociale, politico e culturale più alto e nobile partorito della nostra Repubblica. Gallo noi te lo promettiamo, non finirà in soffitta coperto di polvere.

viaSulle orme di Don Gallo – Blog – Genova – Repubblica.it.

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venerdì 20 dicembre Ponte Monumentale

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COMUNICATO STAMPA – Venerdì 20 al sacrario dei caduti per la libertà

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COMUNICATO STAMPA

Genova. Venerdi 20 dicembre alle ore 17,30 via XX Settembre – Ponte Monumentale

Presidio con deposizione fiori presso il sacrario dei caduti per la lotta di Liberazione.

Il comitato a difesa della Costituzione, Arci, Anpi, Lista Doria Cgil, Cisl, Uil, Pd, Giuristi democratici, Rifondazione comunista, Sel, AUSER e tante altre associazioni invitano i cittadini ad unirsi a loro venerdì 20 dicembre alle ore 17,30 per deporre un fiore in ricordo dei caduti per la lotta di Liberazione per respingere la violenza e ribadire con forza la necessità di portare avanti i valori di libertà, democrazia e giustizia sociale.

Le forze e le componenti democratiche e progressiste genovesi hanno assistito in queste giornate al crescendo di provocazioni da parte dei manifestanti con profonda inquietudine: condividiamo il malessere generalizzato e lottiamo ogni giorno per esprimere le difficoltà delle persone ma non possiamo che dissentire su tutta la linea per toni, scopi e strumenti utilizzati dai manifestanti.

La preoccupazione per la violazione delle comuni regole di convivenza, per l’identità di chi si cela dietro ai “forconi”, si unisce alla massima solidarietà verso i problemi delle persone che scendono in piazza: anche noi siamo dalla parte di pensionati, studenti, disoccupati, immigrati, famiglie e persone in difficoltà.

Noi intendiamo parteggiare per le manifestazioni civili, che rispettano la legalità e che hanno riguardo della democrazia e dello spirito costruttivo a cui siamo chiamati come cittadini. La soluzione ai problemi del Paese non passa dal disconoscimento delle Istituzioni, ma  dalla partecipazione democratica, dal coinvolgimento nella cosa pubblica e nell’integrazione: è su questo terreno che intendiamo condurre il nostro impegno civile e politico.

Chiediamo a tutte le forze democratiche e rispettose dei principi costituzionali e delle regole che ci siamo dati, che condividano con noi ideali e battaglie o che siano nostri rivali in politica, di presidiare i principi cardine della nostra Repubblica e della nostra convivenza civile.

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Il Presidente Nazionale dell’ANPI sulla risoluzione del Governo di non modificare l’art. 138:

Smuraglia-ANPIIl Presidente Nazionale dell’ANPI sulla risoluzione del Governo di non modificare l’art. 138:

Siamo lieti che alla fine – anche se non troppo spontaneamente – abbia prevalso il buon senso, ma mantengo serie perplessità sulle quali ritengo necessaria un’approfondita riflessione da parte di tutti

Prendo atto della rinuncia da parte del Governo all’iniziativa di modifica dell’art. 138 della Costituzione, che avevamo giudicato molto severamente e criticamente.

Conosciamo tutti le ragioni vere di tale decisione, ma siamo lieti che alla fine – anche se non troppo spontaneamente – abbia prevalso il buon senso. E siamo lieti di avere contribuito a questo approdo con le tante manifestazioni che, soli o con altre Associazioni, abbiamo fatto in questi mesi.

Adesso si parla di riforme costituzionali, ancora una volta, come di una priorità, però – almeno – col metodo previsto dall’art. 138 e quindi su binari costituzionalmente corretti.

Io continuo ad avere serie perplessità:

– sulla legittimazione politica di questo governo e di questo Parlamento a mettere comunque mano alla Costituzione;

– sul fatto che questa scelta sia davvero frutto di realismo; a mio parere, basta guardarsi intorno per capire che occorre mettere mano  prioritariamente ad un vero piano del lavoro ed a misure idonee a risolvere la grave crisi sociale ed a scongiurare gli effetti nefasti della disperazione ed esasperazione di tanti cittadini;

– sull’opportunità di pensare a riforme costituzionali (pur ritenendo necessarie alcune di quelle indicate) in termini di risparmio di spese anziché in termini di funzionalità o comunque in un quadro che corrisponda ad entrambe le esigenze.

Continueremo ad essere vigilanti e ad esercitare il nostro diritto alla critica, sempre costruttiva e mai associabile al disfattismo ed alla volontà distruttiva di quanti, in realtà, pensano solo agli interessi propri e non all’interesse generale.

Continueremo a fare diffusamente opera di conoscenza e di informazione sulla Costituzione e sui valori che essa esprime, considerandola sempre l’unico vero faro che può guidarci nelle temperie che sta attraversando il Paese.

                                                                                                                                                                                                         Carlo Smuraglia – Presidente Nazionale ANPI

Roma, 12 dicembre 2013

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Comunicato Congiunto-11dicembre2013

Genova 11-dicembre-2013

Le forze e le componenti democratiche e progressiste genovesi hanno assistito in queste giornate al crescendo di provocazioni da parte dei manifestanti con profonda inquietudine: condividiamo il malessere generalizzato e lottiamo ogni giorno per esprimere le difficoltà delle persone ma non possiamo che dissentire su tutta la linea per toni, scopi e strumenti utilizzati dai manifestanti.

La preoccupazione per la violazione delle comuni regole di convivenza, per l’identità di chi si cela dietro ai “forconi”, si unisce alla massima solidarietà verso i problemi delle persone che scendono in piazza: anche noi siamo dalla parte di pensionati, studenti, disoccupati, immigrati, famiglie e persone in difficoltà.

Noi intendiamo parteggiare per le manifestazioni civili, che rispettano la legalità e che hanno riguardo della democrazia e dello spirito costruttivo a cui siamo chiamati come cittadini.

Ci opponiamo, invece, alle manifestazioni che si fanno scontro, che ricorrono alla violenza, anche verbale, e al danneggiamento. Tanto più che la violenza, insita in queste forme esasperate di protesta, si manifesta talora in modo inconcepibile, giungendo a proporre soluzioni totalitarie che fanno pensare agli anni più bui del nostro Paese.

Lo Stato, in qualunque sua componente deve essere imparziale e occuparsi dei diritti di tutti i cittadini, nello stesso modo. Si può, dunque, comprendere tutto, anche l’indignazione e la protesta di chi lotta per il suo lavoro, la sua famiglia, la sua piccola impresa; ma non cessando di garantire la sicurezza, la tranquillità ed i diritti di tutti e non assumendo atteggiamenti benevoli nei confronti di chi sembra rievocare il fantasma dell’Abbasso tutti, di qualunquistica memoria.

La soluzione ai problemi del Paese non passa dal disconoscimento delle Istituzioni, ma  dalla partecipazione democratica, dal coinvolgimento nella cosa pubblica e nell’integrazione: è su questo terreno che intendiamo condurre il nostro impegno civile e politico, garantendo a tutti una voce che possa portare le istanze vere, delle persone che vivono in Italia, fino ai massimi livelli istituzionali del Paese e dell’Unione europea.

Il cambiamento vero e duraturo non può che avvenire dall’interno e crediamo che questo valga tanto per l’Italia quanto per l’Europa.

Troviamo infine allarmante e sconcertante il blocco privo di regole, che ha di fatto non solo bloccato la città – obiettivo degli scioperi storici – ma impedito lo svolgersi dei più banali e fondamentali servizi di assistenza e sicurezza, compreso il soccorso medico. Ciò travalica il consueto e naturale disagio che si accompagna a ogni manifestazione, sfociando nell’inciviltà e nel danno ai cittadini stessi per cui si dice di manifestare, noi siamo per il rispetto pieno di diritti e doveri previsti dalla Carta costituzionale.

Chiediamo a tutte le forze democratiche e rispettose dei principi costituzionali e delle regole che ci siamo dati, che condividano con noi ideali e battaglie o che siano nostri rivali in politica, di presidiare i principi cardine della nostra Repubblica e della nostra convivenza civile.

Massimo Bisca, Presidente ANPI Genova

Antonello Sotgiu, Coordinatore Sel Genova

Gabriele Taddeo, Presidente ARCI Genova

Alessandro Terrile, Segretario PD Genova

Enrico Pignone, Capogruppo Lista Doria Comune Genova

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Porcellum, ha vinto la Costituzione – di Domenico Gallo

La decisione della Corte Costituzionale che, accogliendo i rilievi sollevati dalla Corte di Cassazione, ha dichiarato incostituzionale il porcellum cancellando i due istituti salienti del premio di maggioranza e della lista bloccata si può commentare con un’espressione molto semplice: ha vinto la Costituzione. Ha vinto la lungimiranza dei padri costituenti che ci hanno armato la fragile democrazia riconquistata con robuste istituzioni di garanzia, la magistratura indipendente e la Corte Costituzionale che sono riuscite ad intervenire e a sanare la ferita più grave che un sistema politico impazzito aveva inferto alla democrazia costituzionale.

Non c’è dubbio che le leggi elettorali abbiano un influsso immediato e diretto su quel principio supremo della Costituzione che attribuisce la sovranità al popolo determinando la qualità della democrazia rappresentativa ed i suoi limiti. Le leggi elettorali danno contenuto al sistema politico e realizzano la Costituzione vivente con riferimento alla forma di governo, alla forma ed alla natura dei partiti politici ed alla possibilità dei cittadini di concorrere a determinare la politica nazionale (art. 49 Cost.). Lo Statuto albertino è stato distrutto dalla legge Acerbo, che ha consentito a Mussolini di prevaricare sull’opposizione ed assicurarsi la fedeltà di un Parlamento ridotto ad un bivacco di manipoli. La legge Calderoli, che assomiglia alla legge Acerbo come si somigliano due gocce d’acqua, è stato lo snodo attraverso il quale è stato fatto un ulteriore passo, dopo l’introduzione del maggioritario nel 1993, per una svolta in senso oligarchico del sistema politico, comprimendo il pluralismo attraverso la tagliola delle soglie di sbarramento e del premio di maggioranza, e consentendo ad una ristrettissima cerchia di oligarchi di determinare per intero la composizione  delle Camere, nominando i rappresentanti del popolo, senza che il corpo elettorale potesse mettervi becco. Il porcellum ha favorito una evoluzione in senso “castale” del sistema politico rappresentativo, tanto che nel senso comune coloro che dovrebbero essere i rappresentanti dei cittadini vengono percepito come una “casta”, cioè un corpo estraneo, portatore di interessi suoi propri, contrapposti al corpo elettorale di cui dovrebbero essere espressione.

La sentenza della Corte Costituzionale ha una portata epocale perchè per la prima volta sancisce con autorità di giudicato un principio di cui il sistema politico si è fatto beffa da oltre vent’anni. Che i sistemi elettorali, anche se sono dominio riservato della politica, devono essere coerenti con l’impianto costituzionale, che prevede che il voto deve essere libero (il che significa possibilità di scegliere più proposte politiche) ed uguale (il che significa che non ci deve essere un quoziente di maggioranza ed uno di minoranza, come prevede il porcellum) e conseguentemente il ceto dei rappresentanti deve essere rappresentativo della pluralità di interessi, bisogni e domande presenti nel corpo elettorale e nella società italiana poiché tutti i cittadini hanno diritto di concorrere a determinare la politica nazionale.

Ciò costituisce una delegittimazione insuperabile di tutte quelle teorie che pretendono di assegnare al sistema elettorale scopi non coerenti con la Costituzione, come la funzione di comprimere il pluralismo nella camicia di forza di un bipolarismo obbligatorio ovvero di scegliere un Governo o un Capo di Governo che non può essere cambiato sino alle elezioni successive, attribuendo un vincolo di mandato agli eletti, incompatibile con l’opposto principio sancito da tutte le costituzioni liberali. Adesso nella discussione in atto per la ricerca di un nuovo sistema elettorale, la Corte costituzionale con questa storica decisione ha gettato sul piatto della bilancia il peso della Costituzione. Spetterà a tutti noi cittadini elettori vigilare perchè il ceto politico non tradisca nuovamente la Costituzione e con essa la dignità del popolo italiano e la sua storia.

4 dicembre 2013

>>fonte>> Porcellum, ha vinto la Costituzione.

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Grazie Raimondo

Raimondo Ricci

Nato a Roma il 13 aprile 1921, avvocato, parlamentare comunista, Presidente nazionale dell’ANPI dal 17 giugno 2009 al marzo 2011.

Figlio di un magistrato, studiava alla Normale di Pisa e, fin dal 1939, era entrato in contatto con l’organizzazione comunista clandestina. Quando fu chiamato alle armi, Ricci frequentò l’Accademia Navale di Livorno e divenne ufficiale di complemento della Marina. Dopo l’armistizio si diede alla macchia, con un gruppo di marinai, sulle alture di Imperia. Alla fine di dicembre del 1943 il giovane ufficiale fu arrestato (con la sorella, che aveva con lui appuntamento alla stazione ferroviaria di Imperia Porto Maurizio), da elementi dell’Ufficio politico investigativo della GNR.
Mentre la sorella veniva rilasciata dopo pochi giorni, Ricci fu trattenuto ad Imperia per due mesi. Sottoposto a pesanti interrogatori, l’ufficiale non fornì ai fascisti le informazioni che cercavano. Consegnato alla Gestapo, Ricci fu imprigionato a Savona e a Genova, finché i tedeschi, dopo averlo fatto passare per il campo di concentramento di Fossoli, non lo deportarono, nel giugno 1944, nel lager di Mauthausen. Vi restò sino alla fine del conflitto.
Tornato in Italia e conseguita la laurea in Legge, Ricci ha svolto a Genova la professione di avvocato, assolvendo al tempo stesso l’incarico di consigliere comunale. Presidente dell’ANPI provinciale di Genova dal 1969, Raimondo Ricci, nel 1976, è stato eletto parlamentare per il PCI. L’incarico gli è stato confermato nelle Legislature successive. Oltre che la responsabilità di Presidente dell’ANPI nazionale, Ricci ha assolto anche, con molto impegno, quella di Presidente dell’Istituto ligure per la Storia della Resistenza e dell’Età contemporanea. Dal Congresso di Torino (marzo 2011) è componente del Comitato nazionale ANPI.

>>fonte>> http://www.anpi.it/donne-e-uomini/raimondo-ricci/

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